Profili
Stanieri in Cina

Solida pietra - neve soffice -
Il breve sentiero della Cina che cambia

Testo e fotografie di Lowell Bennett



 

Quando sono giunto in Cina a metà della stagione invernale, mi sono stati dati il forse troppo generoso, titolo ufficiale di "esperto straniero" ed un contratto per lavorare come editore consulente di questo venerabile giornale che annovera mezzo secolo di vita. I Il clima era piuttosto freddo. Super sviluppo commerciale, cibo regionale, cittadini amichevoli e gentili, sono gli aggettivi e le parole che potrebbero ben descrivere le prime impressioni di quando si arriva a Pechino. E sarebbero perfette.

Ma nel mio caso, la prima intensa sensazione è stata quella fisica del gelo tagliente che per le mie delicate orecchie californiane risultava essere qualcosa di così forte da meritare d'essere raccontato a casa. Giunto nel paese da sole tre settimane, in quel giorno particolare di festa l'ufficio era chiuso.

Aveva nevicato e poiché fino ad allora avevo trascorso le mie giornate senza fare caso a che tipo di tempo facesse e, perché ancora non avevo nemmeno scattato una sola fotografia, era giunto il momento per me di non trovare altre scuse: ho quindi indossato il mio giaccone impermeabilizzato, ho messo sulle spalle lo zainetto e mi sono lanciato verso il centro alla scoperta dell'incredibile Pechino.

 




 

 


 


Piazza Tian'anmen

Intorno alle tre del pomeriggio il taxi mi ha scaricato e dopo aver compiuto alcuni passi mi sono ritrovato nel centro geografico approssimativo di Pechino e nel vero e proprio centro del potere politico in Cina. Piazza Tian'anmen può incutere una sensazione di rigidezza; perché è imponente, risoluta. La sensazione di essere in mezzo alla sua distesa quel giorno era resa ancora più palpabile dalle condizioni climatiche. La neve era caduta durante la notte ed ancora continuavano a scendere leggeri fiocchi. La giornata era fredda e grigia come il granito. Sulla superficie piana di questo immenso spazio realizzato dall'opera umana, con una visibilità che andava dal nulla all'oltre, mi sono ritrovato, avvolto nella muta nebbiolina, nel gelo dell'inverno e circondato dalla pietra dello stato. A distanza, sulla Piazza, si affacciano gli imponenti edifici: il Palazzo dell'Assemblea del Popolo, il Museo Nazionale della Cina e il Mausoleo commemorativo di Mao Zedong. Mi sentivo osservato da questi grandi edifici del governo, della cultura, della storia, e da Lui. A questo punto le scelte erano già state fatte, i destini già prestabiliti e il potere sulla terra già cambiato. Eppure è ancora da qui che la nazione viene condotta perché proceda in avanti, nel mondo. Come a personificare la determinazione di entrambe, la nazione e il suo popolo, le sentinelle di Tian'anmen per ore fanno servizio di guardia all'area aperta.

Le giovani sentinelle osservano e controllano questo luogo del popolo e i suoi monumenti che simbolizzano la lotta, la rivoluzione e il sacrificio. In alcuni precisi punti le guardie d'onore sono immobili, rigide, ad attrarre l'attenzione di chi le vede e impavide sfidano le avversità del freddo, del vento e della neve. Stando qui in piedi, di fronte alle bandiere di un'altra nazione e le sue imponenti costruzioni di stato, un americano può percepire una forza anche più forte emanare dalle pietre di Tian'anmen.

 Il parco Zhongshan

Allontanandosi da Piazza Tian'Anmen e dopo un breve giro intorno alle vie che si intersecano lungo la grande via della Lunga Pace, la Chang'an Dajie, si giunge in un'area completamente diversa. Lo stile di una Cina più morbida si rivela fra le aree verdi del parco Zhongshan. Reso ancora più soave e morbido dal soffice strato di neve che lo ricopre, il giardino e le strutture presenti al suo interno si stagliano in alto circondati dalle mura e dalle torri di vedetta della Città Proibita. Ma la sua posizione insieme agli elementi naturali e agli edifici armonici gli danno un carattere proprio.

All'interno del palazzo i passaggi ricoperti di neve conducono a piccolo angoli immerse nella pace. Un padiglione, in alto domina il suo regno incantato nel ghiaccio; independente, inoffensivo, senza alcun bisogno di alte mura o bastioni che lo proteggano. Qui, da bambini gli imperatori avranno giocato arrampicandosi agli alberi. E molti anni dopo avranno osservato, ormai dichiarati figli del cielo, potenti imperatori, i loro stessi figli fare gli stessi giochi insieme agli alberi del giardino imperiale. L'antico cipresso è ancora presente, e forse, nelle giorate più calde ospiterà fra I suoi rami altri bambini. Ma in questo freddo e inospitale pomeriggio d'inverno, gli alberi imperiali non degnano d'attenzione lo straniero che si trova fra loro. Sotto di loro, li circondano le familiari pianti del giardino, che silenti riposano sotto la coltre di neve, in attesa della fine dell'inverno.

 La Città Proibita - Il palazzo imperiale

Molto vicino al parco incantato di Zhongshan si ergono le imponenti mura e le torri di vendetta della Città Proibita. Passando attraverso queste mura si giunge in un'incredibile fortezza che racchiude uno grandioso palazzo di straordinaria bellezza con una lunga storia. Il palazzo imperiale delle dinastie Ming e Qing è noto agli occidentali con il nome di Città Proibita. Nel 1401 la residenza e le torri furono fatte edificare dal secondo imperatore Ming, Zhu Di. Completato nel 1421, al suo interno racchiude più di 9.000 stanze. Furono 24 gli imperatori che vissero all'interno della Città Proibita

. In passato questo era il territorio privato della famiglia imperiale, della loro servitù delle concubine preferite, delle truppe di guardia e delle guardie d'onore. Ancora oggi vi sono i soldati che continuano a fare da sentinelle, ma gli intrusi oggi sono tranquilli stranieri e cittadini armati di telefoni cellulari e macchine fotografiche digitali. I più oltraggiosi sono forse i giovani vestiti con abiti moderni di firme famose che al massimo potrebbero lanciare qualche palla di neve. Circa 600 anni fa, sotto lo sguardo attento delle guardie di corte, forse i bimbi elegantemente vestiti con l'abbigliamento reale hanno corso in questi stessi passaggi, all'interno di questi cortili, ridendo felici, lanciando le loro palle di neve. E invece, i miei antenati, quando in Cina gli imperatori vivevano nel grande palazzo, loro cosa facevano? Èí difficile saperlo. Quando la famiglia reale cinese si trasferì nel loro nuovo palazzo, l'Europa andava risvegliandosi dall first moved into their new home, Europe was just beginning to awake from the Dark Ages. It would be more than 70 years before Columbus would cross the Atlantic and stumble onto what was then a virgin New World.

 Donghuamen

Quando ci si lascia alla spalle il Plazzo imperiale e si esce dal portale Wumen, passeggiando verso est, a circa mezzo miglio di distanza sono giunto in un'area di piccolo negozi e di abitazioni inserite fra strette vie. Questo tratto è sorprendente, considerato che siamo in pieno centro, nel cuore della grande metropolis internazionale, per cui fa un certo effetto guardare in direzione della via silente lungo cui spogli alberi sono allineati - la nebbia non permette di vedere oltre una certa distanza e intorno tutto tace, nessuno che viene, nessuno che passa, è quasi silenzio

. Un signore di mezza età passa in bicicletta, affrontando il freddo, come se conducesse la sua bici verso il calore di una casa che si trova oltre la nebbia avvolgente in cui si immerge, allontanandosi. La pace di questo scenario è quasi irreale, tale da sembrare l'immagine tratta dalle campagna, quasi fosse il primo mattino presso un villaggio di provincia. Tuttavia gli alti edifici situati poco più avanti fanno ben capire che invece siamo in città. Proseguendo lungo la via che si interseca con un'altra in cui si susseguono numerosi negozi, in alcuni minuti mi ritrovo di nuovo a Pechino. L'area commerciale di Donghuamen, vivace e vibrante, è molto simile a quello che adesso si vede in tutta la città - grandi edifici di uffici, immensi centri commerciali, tantissimi ristoranti e, forse, più calmi di tutti, i pedoni più tranquilli del pianeta. Come molti (forse tutti) gli occidentali, la mia prima impressione delle strade di questa città è l'incredibile sincronismo dei veicoli, delle biciclette e della gente.

Che gli autisti si fermino (o anche soltanto provino a rallentare) per far passare i pedoni, è un fenomeno a cui di rado si assiste a Pechino. A volte i ciclisti permettono ai pedoni di attraversare. Stranamente però tutto sembra funzionare e scorrere. Gli autisti guidano bene, i passanti si destreggiano bene e il traffico scorre bene su un bel mondo di asfalto splendente e privo di immondezza. Ma per i meno abili stranieri presenti a Pechino, e forse ancor più per quelli abituati ai ritmi più calmi di Sarasota, in Florida (o di New York, New York), è meglio che sappiano che dovrebbero attraversare immersi nella folla dei locali che attraversano.

 Il lago Houhai É

alata la notte sulle viuzze segnate dalla neve e sulla larga via, quasi surreale, come se venisse fuori da un altro tempo. Scarsamente illuminata da rosse lanterne e luci che provengono dagli interni, nascosti nell'ombra, tracciati forse da benvenuti problematici - la passeggiata corrisponde alla mia preconcetta idea di una vecchia Shanghai. Questo portale urbano da sogno che si apre su uno bello scenario. Dall'altro lato lo scenario sembra una sorta di villaggio delle Alpi Svizzere. Miriadi di negozietti e caffè e locali racchiusi in caldi ambienti interni. All'esterno musica assordante e luci decorative natalizie, che si riflettono nel biancore della neve che riveste la superficie della stretta via, della passeggiata e del lago ghiacciato. Alcuni punti sono più tranquilli, ma da alcuni proviene la loro musica preferita.

Dopo alcuni blocchi di edifici ho sentito una mistura di jazz, pop americano, tecno, musiche anni '80, sfrenato rock europeo e anche musica classica. Avendo camminato per alcuni chilometri per ore al freddo, ero pronto a lanciarmi in questa spedizione esterna. Vicino al lago ho attraversato un piccolo ponte in cui un pezzo particolare di jazz ha attratto la mia attenzione: il pezzo di Dave Brubeck "Dammi cinque." L'ambiente era caldo, nuovo, ben decorato, e ben illuminato, i proprietari simpatici, la compagnia buona e il martini con poco vermouth. Mi viene in mente che avrei potuto blown quando deciso di rinunciare al tè¡­