Destinazione deserto

Testo di Fei Wen

 

Il settimo deserto più grande della Cina, il Kubuqi si trova nella parte settentrionale dello stendardo di Hangjin della città di Ordos, nella regione autonoma della Mongolia Interna, e offre la vista di paesaggi mozzafiato. Il magnifico Fiume Giallo, le sabbie infinite che si estendono fino ad est fino a formare un arco di grandi dimensioni; ed ecco spiegato il nome del deserto, che in mongolo significa “la corda dell’arco”




Una poesia della dinastia Tang recita così: “Un filo di fumo si elevano nel cielo serale sul grande deserto; il Fiume Giallo viene avvolto dal buio al tramontare del sole”. Per molti il deserto rappresenta un territorio esotico e misterioso; in tanti immaginano alle cavalcate del grande condottiero mongolo Genghis Khan, oppure ai maestri di arti marziali che compiono salti impossibili sopra la sabbia. Per gli amanti della natura il deserto costituisce un luogo affascinante e una sfida, e al tempo stesso un test di prova di volontà.
Il 13 settembre insieme a 70 studenti dell’MBA del Centro della Cina di Ricerca sull’Economia sono partiti dall’aeroporto Nanyuan di Pechino per andare verso il deserto del Kubuqi che avremmo attraversato a piedi. Per questo gruppo di nuovi studenti si trattava della loro prima esperienza.
Siamo arrivati ad Ordos a mezzogiorno e dopo un breve pranzo siamo andati in auto fino a Kubuqi. I capi squadra avevano già piazzato le tende nel centro del deserto e gli studenti si sono divisi in due gruppi. Una squadra sarebbe avanzata da nord e l’altra da est per riunirsi poi nel luogo in cui erano state piazzate le tende. Io facevo parte del gruppo diretto a nord e il nostro trekking è iniziato alle 15. Il sole non era più caldissimo ma ciononostante il calore che veniva su dalla sabbia costituiva una sfida notevole. Eravamo affascinati dal formidabile scenario del deserto infinito. Era la mia prima visita a Kubuqi e la vista mi ha veramente molto colpito. Era immenso, e splendido, desolato e mutevole. Le apparenti silenti dune di sabbia emanano un forte potere, e i delicati granelli dorati brillavano sotto i raggi del sole che calava.
Abbiamo proceduto lentamente fra la sabbia che scivolava, scalando le alte dune e scivolando giù dall’altra loro parte. La forma a mezza luna delle catene di dune, i loro contorni e le distesa come formata da un numerose celle esaltavano il nostro senso della vista, stimolando i nostri sensi.
Ma solo dopo avere iniziato a percepire la crescita dell’adrenaline il gruppo ha iniziato a sudare e ad avere il fiatone. Camminare fra le sabbie del deserto è estremamente stancante, e arrivare alla nostra meta significava dover continuare la nostra sfida. Lungo il tragitto  abbiamo dovuto superare una duna molto ripida, scivolosa per cui ci siamo aiutati a vicenda, tirando e spingendo, usando mani e piedi. Alla fine, una volta raggiunta la cima siamo esplosi in grida di gioia e soddisfazione.
Il gruppo includeva alcuni manager di aziende che di solito guidano. Per loro quest’attraversata del deserto è stata un’esperienza breve ma significativa. Ha dato loro modo di creare un gruppo di collaborazione, e di “controllare la loro abilità, il loro carattere e il loro impegno”, così come ha detto uno di loro. 
Dopo la prima fase iniziale di attraversamento delle dune abbiamo deciso di camminare lungo le parti alte delle sabbia che sì, necessitava di più tempo, ma dovevamo impiegare meno energie che non scalando le dune. Spalla a spalla le dune si elevano per 30-50 metri d’altezza. E siamo andati avanti incoraggiandoci e sostenendoci a vicenda. Assetati, ci è stato detto di bere dei piccoli sorsi alla volta.
Il sole è calato gradualmente ad ovest e un velo di luce calda ha trasformato la sabbia in toni dorati. Abbiamo fatto una pausa e ci siamo goduto la vista di quello splendore di territorio costituito interamente da sabbia. Non ci saremmo mai immaginati che qui, un luogo privo di acqua o di vegetazione, si potessero vedere animaletti ed altri insetti. E più sorprendente è stato vedere il verde di una pianta, che mostrava la sua bellezza e il potere della vita.
Ogni tanto giungeva una folata di vento che formava dei mulinelli di sabbia nel cielo. La sabbia gialla si elevava rapidamente verso l’alto, oltre l’orizzonte, cancellando le nostre impronte in pochi secondi.
Il sole è tramontato rapidamente e dopo più di tre ore di cammino siamo finalmente arrivati al nostro campo per riunirci al gruppo che si era diretto a oriente. Nel momento in cui eravamo tutti riuniti insieme all’improvviso in cielo è apparsa la luna. La luna, le stelle e le nostre lampade da testa creavano uno scenario di bellezza speciale.
Secondo la tradizione dei pastori locali, nel deserto di notte può capitare di vedere degli archi di luce che si muovono fra le dune di sabbia che fluttuano per circa un’ora. Diversi scienziati si sono recati nel deserto per verificare la veridicità di questa tradizione, tuttavia sembra non abbiano trovato delle spiegazioni ragionevoli che facciano capire ciò che i locali chiamano “luci sante”.
Mi sono sdraiato nella tenda e la mia immaginazione è partita libera di dare presto spazio ai sogni. Ma la notte ha portato delle forti ventate che ha scosso la tenda risvegliandomi dal sonno diverse volte. 
Il giorno dopo ci siamo alzati presto, quando il solo cominciava ad emergere all’orizzonte e l’aria era ancora frizzante. Dopo una semplice colazione abbiamo raccolto le cose da buttare, smontato le tende e preparato i nostri zaini.
Il gruppo orientale e quello settentrionale hanno invertito i propri itinerari e siamo partiti per le nostre rispettive destinazioni.
Dopo la camminata di ieri quella di oggi è sembrata molto più facile. Lungo il tragitto abbiamo scalto delle colline, camminato lungo le loro creste e nelle valli risuonava l’eco dei nostri canti e delle nostre risate.
Ci sono volute più di due ore per arrivare alla nostra destinazione la Gola Xiangsha (della Sabbia che Canta). Lunga 100 chilometri e disposta da est a ovest e larga altri cinque chilometri da nord a sud nel deserto del Kubuqi, questa gola di sabbia produce dei suoni che riecheggiano ogni qualvolta sia esposta al tocco esterno.
Negli ultimi anni numerosi scienziati hanno visitato questo sito cercando di comprendere il motivi di questo suo affascinante mistero. C’è chi ritiene che qui la sabbia ritenga elettricità statica per cui produce dei suoni quando la sabbia scaldata dal sole viene ad avere un impatto esterno; altri ritengono che sia situata in un’area geografica d’eco; e altri ancora credono che questo suono derivi di una struttura cava che si trovi sotto la sabbia. Le ricerche e il dibattito relativo al fenomeno delle Sabbie che Cantano va avanti ancora oggi.

Sfortunatamente io non ho avuto modo di sentire il canto della sabbia né sono stato in grado di osservare da vicino il calmo lago delle Sette Stelle, così come di assaggiare il noto vino d’orzo dell’altopiano. Dovevano procedere. Quando eravamo sulla funivia, guardando indietro verso lo splendido deserto non ho potuto fare a meno di dire a me stesso “tornerò ancora!”